Venezia, 17 novembre presentazione di Sandra de Perini

Benvenute. Vi ringrazio di essere qui oggi e ringrazio Anna Furlan alla quale mi sono rivolta tempo fa, su consiglio di una comune amica, per realizzare all’Università in collaborazione con Le Vicine di casa, l’associazione di cui faccio parte, la presentazione dei due volumi di Giovanna Foglia Fonda intitolati: L’altro universo e Il nomadismo (Corsiero Editore). Anna Furlan ha proposto questa iniziativa e chiesto l’aula dove ora ci troviamo in collaborazione con le tutors della laurea triennale in Scienze della società e del servizio sociale del Dipartimento di Filosofia e Beni Culturali dell’Università Cà Foscari.

Accanto a me c’è Giovanna Foglia Fonda, autrice dei due volumi che sono riuniti in un bel cofanetto e fanno parte di una saga autobiografica, intitolata “GRANDI DONNE”. È qui presente anche la scrittrice Fiorella Cagnoni, sua amica, curatrice editoriale e addetta stampa. Ambedue “grandi donne”, femministe, inventrici di nuovi mondi, fondatrici con altre di luoghi e progetti creati per le donne. Da mesi stanno viaggiando per l’Italia, invitate a presentare questi primi due libri di Giovanna nei luoghi più significativi della politica delle donne. 

Giovanna Foglia, nata a Milano nel 1956, abita attualmente tra Malta e il Salento dove anni fa ha ristrutturato una masseria, Le Sciare, che significa “le streghe buone”, luogo di incontro e conversazione tra donne di diverse generazioni e appartenenze, dove alcune donne vivono tutto l’anno, ispirandosi alla forma di convivenza delle comuni femministe degli anni ’70, mentre altre solo per brevi periodi, in particolare d’estate.

Per quasi trent’anni Giovanna ha vissuto in Messico, svolgendo innumerevoli professioni: architetta, artigiana, imprenditrice, cuoca, costruttrice, orafa, ambulante. Ha sempre confidato nella forza delle donne, fino a quando nel 2004 ha deciso di fondare con altre il Trust “Nel Nome della Donna” che vuole infondere nelle donne coraggio e fiducia nei propri desideri e finanzia progetti di libertà femminile. Nel 2012 ha dato vita all’associazione femminista l’Alveare Milano e nel 2017 a l’Alveare Lecce, entrambe associazioni di promozione sociale.

Concludo la presentazione di Giovanna Foglia con queste parole: “per sapere quello che una donna è dobbiamo guardare anche a quello che lei rende possibile. Questa è la misura vera che si applica ad ogni donna” (Non credere di avere dei diritti, Libreria delle donne di Milano, 1987).

Ora una breve sintesi dei due libri. Il primo volume, ambientato nella Milano degli anni Settanta, è il racconto in prima persona di una giovane donna che, a 20 anni, abbandona l’ambiente della ricca borghesia milanese dove è nata e cresciuta, ribellandosi alla volontà del padre, un ricco banchiere, che voleva non perdesse tempo a rincorrere amori impossibili e si laureasse in ingegneria. Il padre, non riuscendo a ottenere obbedienza, caccia la figlia di casa, sicuro che sarebbe ritornata ben presto sui suoi passi, che non avrebbe saputo rinunciare agli agi e al benessere cui era abituata. Lei, invece, determinata a seguire la propria strada, accetta la sfida, si rimbocca le maniche e si guadagna da vivere facendo diversi lavori, immersa nella Milano della gente comune, fiera di essere donna del ventesimo secolo, esonerata dall’obbligo alla maternità, risparmiata dal matrimonio, salvata dalla catena che lega le donne alla casa, ai figli, al cibo, libera di conoscere ogni mistero, ogni segreto della vita (così si autodescrive in un passo all’inizio del primo volume).   

Una sera di novembre 1976 le capita tra le mani un quotidiano dove legge la notizia di una rassegna di cinema al femminile e decide di parteciparvi. Al cinema incontra una trentina di donne, di tutte le età, sedute vicine, “strane creature” che ridono e fanno commenti a voce alta. La complicità e la confidenza con cui si relazionano tra loro è una scena nuova per lei che si sente turbata dalla loro reciproca vicinanza e intimità rassicurante. Vuole saperne di più, chi sono, come si sono conosciute. Sono femministe. Si avvicina, condivide le loro risate e si sente per la prima volta “libera di essere donna con le donne”. Poi viene invitata a partecipare a una riunione femminista che si sarebbe tenuta il giorno dopo al numero 8 di via Col di Lana.

Il primo volume narra i diversi momenti del suo incontro con il femminismo: descrive riunioni, sedi, case occupate, comuni di città e rurali, cene tra donne, fine settimana in montagna tutte insieme nella stessa casa, “grandi letti” dove si parla e si ride fino a notte tarda, viaggi ad Amsterdam, manifestazioni, assemblee.

Più che una quantità di teorie e contenuti di ricerca, il femminismo si presenta a Giovanna come un fermento di pratiche di libertà inventate dalle donne. Il “nomadismo”, che lei nel corso dei due volumi elabora via via in modo sempre più articolato, è una di queste. Il volume si conclude con la decisione di intraprendere un lungo viaggio con altre donne, le prime “nomadi”. Avrebbero dovuto essere tante, secondo il desiderio di Giovanna, una carovana di donne impegnate a portare per il mondo il seme della rivolta, ma partono solo in quattro. La destinazione doveva essere l’India, alla fine, però, il Paese che le ragazze raggiungono sarà il Messico, passando per gli Stati Uniti, dove acquistano uno scuolabus e partecipano a un festival musicale di tre giorni organizzato dal movimento femminista nordamericano in cui, tra le cantanti invitate, incontrano anche Patti Smith.

Il 12 luglio 1978 attraversano finalmente la frontiera verso il Messico, dopo aver percorso in soli tre giorni da Nord a Sud tutti gli Stati Uniti, da cui erano state espulse perché, volendo vedere da vicino le cascate del Niagara che si trovano in Canada, avevano attraversato la frontiera degli Stati Uniti e, al ritorno, una di loro viene scoperta dai doganieri senza regolare passaporto.  

Il secondo volume racconta il viaggio straordinario in Messico delle quattro giovani amiche che condividono l’utopia politica del popolo nomade delle donne. Sarà un viaggio ricco di incontri, avventure e disavventure, ci saranno conflitti, incomprensioni, tradimenti imprevisti, momenti drammatici, esperienze spirituali e splendidi paesaggi. Un percorso reale e simbolico di scoperta e trasformazione, alla ricerca di se stesse, lontane dalla modernità, in cui sperimentano nuovi stati d’essere, avvolte dalla magia e dalla fierezza del popolo maya, legato a saperi e tradizioni ancestrali, insieme alla  possibilità di viaggiare libere per il mondo, sentendosi contemporaneamente a casa.

Le immagini di copertina – l’opera intitolata “Astronave in viaggio verso la Galassia della Felicità” (2011) riprodotta nella copertina del volume 1 (un acrilico con foglia d’oro e d’argento florescente su tela di lino) – e “Sandalphon”, nel volume 2, una pittura che fa parte del ciclo “La musica delle Sfere” (2002), sono dell’artista di fama internazionale LeoNilde Carabba che oggi ha 80 anni e vive a Milano. LeoNilde Carabba si definisce “una pittrice e una viaggiatrice che ama esplorare territori e varcare confini”. La sua raffinata sensibilità creativa si misura con il mistero dell’Universo, dove i corpi celesti appaiono e si svelano nell’oscurità della notte. Il suo desiderio è di portare le costellazioni vicino alla terra. L’uso di microsfere di vetro e, successivamente, di colori fluorescenti e fosforescenti, luci di wood, a volte laser, le consente di creare opere che, a seconda della luce diurna o notturna, mutano di fronte agli occhi di chi osserva.

Ho collegato queste opere di LeoNilde Carabba al capitolo intitolato “Le visioni” (vol. 1 pag. 31), dove l’autrice racconta dell’esperienza straordinaria e inspiegabile, vissuta a 20 anni e durata trenta giorni consecutivi, tra la fine di dicembre 1976 e il 31 gennaio 1977, che le ha provocato un grande piacere, unito a un sentimento di libertà e di leggerezza che mai aveva provato prima. Dopo uno sdoppiamento iniziale, le è capitato di uscire dal proprio corpo e di vedere, mentre era in volo, immagini simboliche che si succedevano le une alle altre o fotogrammi sferici tridimensionali. Nel corso di questi “viaggi” che la trasportavano “altrove”, in un “altro universo”, appunto, dentro il firmamento, all’origine della luce e delle galassie, raggiunge uno stato di illuminazione, di trascendenza che le consente di vedere l’energia contenuta nel centro della terra, la luce custodita in ogni corpo, l’inizio stesso dei tempi. Dopo tre giorni intensi, in cui riceve spiegazioni di episodi della sua vita così che più niente rimane irrisolto, ingiustificato o sinistro e si riappacifica con il suo passato, le visioni diminuiscono progressivamente di intensità e alla fine terminano del tutto.

Tornata alla vita normale, ordinaria, con nella memoria immagini incredibili, preziosi mosaici, frammenti del creato, consapevole di aver vissuto qualcosa di fortissimo, Giovanna cerca di rendere partecipi la madre e altre donne della propria avventura, ma si rende conto di creare diffidenza, sospetto, paura. La madre la manda da uno psichiatra e le femministe con cui parla sono ancora troppo legate a una concezione laica e materialista dell’esistenza per comprendere.

Decisa a cambiare radicalmente la sua vita, inizia un percorso di ricerca spirituale e di trasformazione soggettiva che la porta a mettere in pratica e a elaborare la proposta politica rivoluzionaria di un “popolo” di donne nomadi. Il nomadismo per Giovanna non è una metafora, si tratta di mettersi alla lettera in viaggio, in movimento, libere da schemi e istituzioni maschili, creando rapporti di scambio, anche economici, con altre donne. Il nomadismo per Giovanna è una pratica di vita unita a un atteggiamento mentale di apertura a tutto ciò che di nuovo e imprevisto può capitare nelle nostre vite, una disponibilità a non irrigidirsi in un unico punto di vista, a cambiare prospettiva, una ricerca della propria “deità” oltre le religioni patriarcali.

Il nomadismo mi sembra una proposta attuale, una soluzione pratica che può essere fatta propria dalle giovani generazioni di donne che oggi non trovano spazio per la propria realizzazione nel mondo così com’è organizzato. Già nel 1995 la filosofa e studiosa del femminismo Rosi Braidotti in Soggetto nomade, prendendo spunto dalla propria vicenda personale, aveva individuato le molte ragazze che, per motivi di studio o di lavoro, emigravano all’estero, apprendevano diverse lingue, viaggiavano attraverso nuovi mondi, entravano in contatto con culture e tradizioni diverse, divenendo come lei “nomadi”, una soggettività femminile molteplice, multiculturale e stratificata, irriducibile all’unicità universale e astratta del soggetto occidentale.

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