Lunedì 27 novembre 2023 ore 18,30 Le Parole del femminismo  a cura di Alveare Lecce e Casa delle Donne di Lecce.

Leggevo da DIOTIMA “LA SAPIENZA DI PARTIRE DA SÉ”

…Partire da sé aveva dunque molti sensi: quello di un atto di rottura con i ruoli stabiliti, quello di affermazione della propria soggettività e libertà, quello dell’assunzione di autorità e legittimità di sé, della propria esperienza, della propria parola non deformata dal linguaggio dell’altro, quello dell’indicazione di un metodo, di una disciplina e di una pratica politica….

Partire da sé – una pratica inventata dalla politica delle donne alla fine degli anni Sessanta, nei primi gruppi di autocoscienza…

Ha scritto Luisa Muraro: “In essa ho trovato la strada per strapparmi prima dalla depressione di un pensiero indipendente e ormai superfluo – (‘la filosofia è morta’, ripetevo al mio maestro Bontadini, che protestava) – e poi all’alternativa della decostruzione, che una donna non può non trovare un po’ infantile… Non si appassiona al disfare chi sa come si fa.”

L’invito a partire da sé, proprio agli inizi della storia del femminismo, veniva dalla necessità – pressante – di ribaltare la nostra abitudine di pensarci a partire da “altro da sé” cioè ad accettare, anzi fare come se fosse nostra, una immagine della donna disegnata dagli uomini, dalla cultura maschile nel corso dei secoli.

[dalla introduzione di Giovanna Foglia]

“Finché la parzialità di essere uomo/donna non ha esistenza nella sostanza della vita sociale e culturale, la società è mutilata e, per noi, mutilante. È quasi impensabile che una donna ci riesca da sola, entrando in un mondo dove, dalla fabbrica al laboratorio, dall’asilo allo stadio di calcio, dalla legge alla poesia, la cosa che circola e che gli uomini concordemente sostengono è l’eccellenza dell’essere corpo di uomo. Ci si riesce invece quando si intesse una trama di rapporti preferenziali tra donne dove l’esperienza associata all’essere donna si rafforza nel reciproco riconoscimento e si inventano i modi di tradurla in realtà sociale. Questo chiamiamo mondo comune delle donne, una trama di rapporti e di riferimenti alle proprie simili, capace di registrare, di dare consistenza ed efficacia alla nostra esperienza nella sua integrità, riprendendo e sviluppando anche quello che già molte donne, in condizioni difficili, a sprazzi, hanno saputo fare. In altre parole, uno stare al mondo tenendoci in rapporto con le nostre simili e in questo rapporto dare sostanza a quello che la prevalenza del maschile nega, che è il dato originario del nostro essere donne piuttosto che uomini. Il mondo è uno solo, abitato da donne come da uomini, bambini, bestie e cose varie, viventi o non viventi, e in questo mondo che è uno solo vogliamo stare con agio.”

[Sottosopra Verde, Più donne che uomini – gennaio 1983]

«(…) il bello della politica delle donne è quello di inventare pratiche mantenendo “il partire da sé e la pratica di relazione tra donne”.»

[Lia Cigarini, 2.11. 23 VD3]

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