
28/10/24 L’ORDINE SIMBOLICO DELLA MADRE secondo incontro ore 18, Alveare Lecce
Alessandra De Gaetano e Ramona Capani parlano del capitolo V del libro di Luisa Muraro, Il cerchio di carne
Contributo di Ramona Capani
Luisa Muraro sviluppa una riflessione complessa sul concetto del “cerchio di carne “, un’immagine poetica e filosofica che richiama l’esperienza della nascita e della relazione primaria con la madre. Centralità significativa nell’analisi della Muraro, rappresenta sia l’origine e il modello delle relazioni e del legame umano – incarnando una relazione di dipendenza e di riconoscimento reciproco – sia il legame corporeo simbolico con la madre – imprescindibile e fondamentale nell’esperienza di ognuna e ognuno.
Il cerchio rimanda simbolicamente alla forma che assume il grembo materno durante la gestazione, mentre la carne indica la materialità del rapporto reciproco che si crea tra la madre e la figlia. Un legame che si presenta come uno spazio intimo, il primo ambiente relazionale che ci accoglie nel mondo. E che nel caso della madre è sia fisico sia emotivo. La carne rappresenta la dimensione concreta della relazione, fatta di contatto, nutrimento, calore e protezione.
Insomma, il cerchio di carne è un legame vissuto attraverso il corpo della madre, che avvolge edà forma all’identità nascente.
Muraro utilizza questa immagine per evidenziare come l’identità non sia un costrutto esclusivamente individuale, bensì fin dall’inizio immerso in una rete di relazioni primarie.
E contrappone così l’ordine simbolico della madre all’ordine patriarcale che ha tradizionalmente enfatizzato l’autosufficienza e la separazione come passaggi fondamentali nella costruzione dell’identità.
1. Critica dell’individualismo
Il cerchio di carne porta in primo piano l’interdipendenza umana e sfida la visione individualista tanto valorizzata nella cultura occidentale, dove il soggetto è inteso come entità autonoma. Muraro suggerisce che quella presunta autonomia è parziale, poiché ignora il legame primordiale e fondamentale con la madre.
2. Ordine simbolico alternativo
Muraro introduce l’idea di un ordine simbolico materno che si distingue da quello patriarcale. Il legame primario con la madre non è inteso come ostacolo da superare, ovviamente, – ma come struttura positiva e fondativa.
Un ordine simbolico alternativo che valorizza la relazione, la dipendenza e l’interconnessione invece di avvalorare la separazione e l’autonomia.
3. Il ruolo del corpo e della carne
Il termine carne è secondo me particolarmente significativo.
Il corpo è parte essenziale dell’esperienza umana, luogo in cui si iscrivono le relazioni. La carne rimanda alla fisicità che ci lega inevitabilmente alla madre e ci ricorda che la nostra identità si forma in una relazione concreta e vissuta.
L’esperienza del cerchio di carne diventa così una metafora per la nostra capacità di costruire legami profondi e autentici con l’altro e l’altra.
4. Implicazioni per la soggettività femminile.
Muraro ridefinisce la soggettività femminile e il ruolo della madre: non figure secondarie o comparse limitanti, ma profili fondativi.
Ne consegue il richiamo all’importanza cruciale del riconoscimento reciproco e alla trasmissione di sapere, amore e cura.
Una visione della madre come figura simbolica centrale e positiva, capace di dare struttura e significato alla vita.
5. Rilevanza del concetto nella filosofia della differenza sessuale
La teoria del “cerchio di carne” si inserisce nel più ampio quadro della filosofia della differenza sessuale e del pensiero della differenza. In questa prospettiva l’identità femminile è legata a esperienze e a relazioni che spesso sono state marginalizzate e misconosciute.
Il “cerchio di carne”, recuperando l’esperienza materna come fondante della soggettività, valorizza una modalità di relazionarsi che supera l’individualismo e mette al centro l’importanza del legame e della dipendenza reciproca.
CONCLUSIONE
Il “cerchio di carne” di Luisa Muraro è una potente metafora che invita a ripensare l’ordine simbolico in cui viviamo, riconoscendo la madre come figura fondativa e non come limite.
Un cerchio che diventa simbolo di una relazionalità positiva e generativa, di un legame di interdipendenza che nutre e costruisce.






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