14/10/24 L’ORDINE SIMBOLICO DELLA MADRE primo incontro ore 18,30 alla Casa delle Donne di Lecce ( Officine Ergot)

Alberta Crescentini e Fiorella Cagnoni parlano capitolo II del libro di Luisa Muraro, Il saper amare la madre come senso dell’essere.

Contributo di Fiorella Cagnoni

Non c’è necessità di essere madri, per stare nell’ordine simbolico della madre. E figlie siamo tutte, senza fatica. Né si tratta soltanto dell’amore per la propria madre ma per la sequela delle madri, dunque per la struttura “che fa di ogni bambina il frutto di un interno di un interno di un interno, e così via fino ai confini dell’universo”.

Fino all’inizio, che non coincide con l’origine, di una genealogia femminile.

Cosa fa ordine simbolico? La lingua materna. Cioè la capacità di tenere insieme corpo e parole, esperienza e linguaggio, quella lingua che impariamo nella relazione primaria con la madre. Questo sa fare ordine simbolico.

Un ordine rivoluzionario – la più grande rivoluzione la più continua, infinita, rivoluzione. Imparare a praticare la relazione figlia-madre, accuratamente cancellata nell’ordine patriarcale.

Non importa che abbiamo personalmente sentito tanto o poco l’amore della nostra madre biologica. Importa imparare a praticarlo nella vita adulta, sostituendo all’avversione la gratitudine. Per la madre e per le altre donne che ne continuano l’opera.

Soltanto questo apre lo spazio per la dicibilità dell’esperienza femminile, altrimenti soffocata dall’adeguamento alla norma e al potere maschile. .Da più di trent’anni le femministe abbiamo riabilitato la funzione materna come generativa, non soltanto riproduttiva. E restituito alla relazione con la madre la potenza simbolica, generatrice di forme sociali improntate alla mediazione linguistica più che alla legge.

Mai come oggi nella mia vita ho sentito la distanza abissale tra i due ordini simbolici che possono governare il mondo. L’ordine – oggi il disordine – maschile, e l’ordine femminile,

Quello maschile incoraggia il potere, la prevaricazione, l’aggressività, l’odio, la distruzione. La guerra.

Quello femminile incoraggia la gratitudine, la mediazione, l’amore per la vita e per il mondo.

Non abbiate dubbi. Tanto meno abbiatene oggi che ancora una volta ci si chiede di schierarci. Con Israele o con la Palestina, con la Russia o con l’Ucraina, con l’Iran o con l’occidente. Ancora una volta io sento soltanto estraneità – come ai tempi di Né con le BR né con lo stato, Né con Bush né con Bin Laden. Come ai tempi delle Tre Ghinee.

A me pare che questa sia la posta in gioco: il prevalere di uno dei due ordini simbolici. E mi pare che le guerre minacciosamente dilaganti in tutto il pianeta si avviino quando la libertà femminile sfida fortemente la supremazia maschile nell’ordine sociale e simbolico. Ecco che allora arriva puntuale la richiesta di schieramento delle donne, nelle guerre. Forse che gli uomini – per contrastare il proprio indebolimento nella perenne lotta contro la libertà femminile – passano fra loro alle armi? E ci chiedono di schierarci, ancora una volta.  Per distrarci? Per farci imbrigliare in analisi socio economiche e approfondimenti maschili sulla geopolitica, sulla storia? Così che prontamente regaliamo le nostre ghinee. Di qui o di là.

Allora si fa ancora più laboriosa, la pratica politica del saper amare la madre. Saper amare la madre è un lavoro mai finito, e ogni volta che una di noi vede in un’altra donna la dipendenza dall’ordine simbolico maschile e lascia prevalere il disappunto, l’avversione, la critica, la commiserazione, – facciamo un gigantesco passo indietro.

Ogni volta che dimentichiamo di tenere insieme corpo e parole, esperienza e linguaggio, facciamo un gigantesco passo indietro.

Per quanti uomini capiranno che l’ordine simbolico della madre va bene anche per loro, – fino a quando ci sarà una donna convinta che vada bene omologarsi agli uomini e diventare uguale a loro, – il disastro non finirà.

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