
Alveare Lecce, 25 gennaio, 8 e 15 febbraio 2025
Marija Gimbutas, l’archeologa che ha riconosciuto le tracce delle Dee e le ha svelate al mondo
Alveare Lecce dedica un ciclo di incontri a Marija Gimbutas [Vilnius, 23 gennaio 1921 – Los Angeles, 2 febbraio 1994].
Celebre per aver introdotto un approccio interdisciplinare nello studio del patrimonio archeologico, da lei stessa definito archeomitologia, -con la sua visione Marija Gimbutas ha fortemente influenzato sia il pensiero femminista sia moltissimi storici e storiche, archeologici e archeologhe, ma anche il mondo artistico.
Fondamentali per la sua ricerca e i suoi studi saranno gli scavi effettuati dal 1968 al 1980 nel bacino del Danubio, in Grecia e in Italia. In particolare in Puglia. Qui vengono rinvenuti più di duemila manufatti, tra cui centinaia di statuette in pietra, avorio e terracotta di figure femminili, databili dal 6300 al 2000 a.C. che le permettono di indagare sulla cultura europea precedente all’influenza indoeuropea, periodo che lei definisce Europa Antica.
Attraverso un ostinato e instancabile lavoro di classificazione e codificazione, e con quell’approccio interdisciplinare di sua creazione che connette linguistica, religioni comparate, mitologia, studio di documenti storici, folklore, Marija scopre che i popoli arcaici utilizzano un complicato simbolismo religioso, e che la forma femminile riflette la centralità delle donne nella vita culturale e religiosa.
Le figure di Dee e Dei, sia antropomorfe sia zoomorfe, esprimono una partecipazione sacra nei grandi cicli naturali di fertilità, nascita, morte e rigenerazione.
«È stata una rivelazione vedere che una cultura successiva è stata meno avanzata di una più antica. L’arte è incomparabilmente inferiore a quella che c’era prima, ed è esistita una civilizzazione di tremila anni almeno, prima che fosse distrutta.»
I temi principali relativi a queste ricerche su arte, simbologie e religione dell’Europa Antica sono contenuti nel libro Il Linguaggio della Dea (Harper & Row, San Francisco, 1989). Secondo lo statunitense storico delle religioni Joseph Campbell, che ha scritto la prefazione del libro, il valore dell’opera di Gimbutas si può paragonare alla decifrazione della Stele di Rosetta, grazie alla quale si riuscì a interpretare il pensiero religioso dell’antico Egitto: «Marija Gimbutas è stata in grado non soltanto di elaborare un repertorio basilare di elementi figurativi ricorrenti quali chiavi interpretative della mitologia di un’epoca mai documentata, ma anche di fissare, sul fondamento di questi segni decodificati, le linee peculiari e i principali contenuti di una religione che venerava sia l’universo in quanto vivente corpo della Dea-Madre Creatrice, sia tutto ciò che vive al suo interno perché partecipe della sua divinità.»
Il grandissimo merito di Gimbutas è aver riportato alla luce la presenza femminile nella visione del sacro, che per molte donne ha avuto, come ha scritto Luciana Percovich, «l’effetto insieme destabilizzante e potentemente energico dell’irruzione del rimosso.»
La civiltà della Dea, l’ultimo suo libro e compendio della sua opera, esce nel 1991.
“Conoscere Marija Gimbutas ha spostato la mia visione dell’arte e sostenuto la mia concezione della politica” dice Pina Nuzzo che cura l’iniziativa e propone tre incontri in cui raccontare come la ricerca di Marija Gimbutas abbia inciso sul lavoro artistico di tante donne nel mondo.
Un racconto che si avvarrà, di volta in volta, di materiali diversi. Parole della stessa Gimbutas, di studiose che hanno indirizzato la loro ricerca verso l’archeomitologia, di pensatrici che hanno sottolineato la sua influenza sul sacro femminile. Proiezione delle opere di artiste che si sono ispirate alla sua ricerca.
Sabato 25 gennaio ore 17,00 Chi era Marija Gimbutas e dopo Marija Gimbutas
“Ho fatto quello che ho visto con i miei occhi”, lettura di brani un’intervista a Marija Gimbutas, 1989. e proiezione di immagini della sua vita.
Messaggi femminili dalla preistoria dell’Arte, lettura di brani del contributo di Maria Laura Leone di Autrici di Civiltà al Convegno sul ventennale della morte di Marija Gimbutas e proiezioni di immagini relative al testo.
Sabato 8 febbraio ore 17,00 Artiste che si sono ispirate a Marija Gimbutas
Alle origini della sacralità femminile: il percorso artistico di Mary Beth Edelson [6 febbraio 1933 – 20 aprile 2021]. Biografia e proiezione di sue opere.
Calling the Circle – [Formare il cerchio] – incontro sul divino femminile organizzato daGlen Rogers nel novembre del 2023a San Miguel de Allende in Messico, dove vive.
“Quando le donne si riuniscono e formano un cerchio, accade una magia! È un momento di connessione e condivisione, di insegnamento e apprendimento. Le donne si sono sempre riunite e i circoli femminili sono sempre stati presenti, sia al tavolo della cucina, sia mescolando il calderone, sia al club dell’uncinetto…” [Glen Rogers]. Parole e immagini dal suo sito.
Sabato 15 febbraio ore 17,00 “La rivoluzione Gimbutas”
Morena Luciani Russo ricompone nel suo lavoro artistico i mille volti del Femminile Cosmico, mescolando sapientemente il linguaggio contemporaneo e gli antichi simboli. Parole e immagini dal suo sito.
A concludere il ciclo un momento ludico/conviviale. A sorpresa!
Gli incontri sono aperti alle iscritte e a tutte le interessate che potranno fare la tessera all’avvio dei lavori, e si terranno in Alveare Lecce, Via Ciro Pezzella, in fondo alla strada.
Materiali da scaricare e condividere:


Immagine di Pina Nuzzo, la sposa serpente 1998 acrilico su tela 80×100 cm, ritaglio. Collezione privata.






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