
Le Parole del Femminismo – 13 gennaio 2025, in Alveare Lecce
Giovanna Foglia, Il personale è politico.
“Il personale è politico”. Così recitava lo slogan della femminista Carol Hanisch.Carol Hanisch, nata in Iowa nel 1942, è un’attivista e saggista statunitense, femminista radicale e importante membro di New York Radical Women e di Redstockings, ed è nota proprio soprattutto per aver reso popolare la frase “il personale è politico” in un saggio del 1969 con lo stesso nome.
Una delle prime cose che dagli Anni 70 si sono scoperte nei gruppi di autocoscienza o di riflessione è stata proprio che i problemi personali sono problemi politici. Non ci sono soluzioni personali. C’è soltanto un’azione collettiva per una soluzione collettiva.
Negli Anni Settanta le donne hanno reso evidente che si sentivano infelici nel ruolo di mogli e madri, ed erano infelici anche perché la loro insoddisfazione veniva trattata erroneamente come un problema personale – sia da loro stesse sia dai medici.
Nei gruppi di autocoscienza, in pratica, le donne scoprivano – hanno scoperto – un mezzo per politicizzare la comprensione di quello che sperimentavano quotidianamente e che erano abituate a nascondere e a pensare come strettamente privato.
“Il personale è politico” è diventato un metodo e una rivendicazione.
Cito dal saggio di Hanisch:
“Poiché abbiamo vissuto così intimamente con i nostri oppressori, in isolamento le une dalle altre, ci è stato impedito di vedere la nostra sofferenza personale come una condizione politica. Ciò crea l’impressione che il rapporto di una donna con un uomo sia una questione di interazione tra due personalità uniche e che possa essere risolto nel privato. In realtà tutto va inscritto in una cornice più grande, e i conflitti tra singoli uomini e le singole donne sono conflitti politici che possono essere risolti soltanto collettivamente”.
La frase “Il personale è politico” vuole quindi dire:
– riflettere sulla propria posizione di privilegio o di oppressione in un determinato contesto;
– capire in che modo questa posizione influenzi le scelte, le sofferenze, i fallimenti nella vita di tutti i giorni;
– superare l’idea patriarcale dell’esistenza di due sfere separate: quella pubblica, del lavoro e della politica, dominata dagli uomini, e quella privata, della famiglia, della quotidianità, nella quale le donne dovrebbero stare relegate e i loro problemi dovrebbero rimanere nascosti;
– se le norme e le pratiche sociali influenzano i problemi della sfera privata, allora affermare che il “personale è politico” vuol dire capire la necessità, per rimuovere questi problemi, di un’azione sociale e politica;
– credere, di conseguenza, che la politica possa e debba essere indirizzata dalle singole esperienze – di oppressione o non – di coloro, soprattutto delle donne, che per millenni sono rimaste senza potere.
Per capire ancora meglio il senso dell’affermazione “Il personale è politico”, facciamo un esempio pratico.
Affermare che il personale è politico vuol dire che, se una donna è vittima di violenza maschile domestica, sicuramente quella violenza è un attacco personale nei suoi confronti, ma è anche un attacco politico, a causa di una società incapace di – anzi forse intenzionata a non farlo – educare al rispetto e alla parità di genere. Quindi, soltanto cambiando politicamente la società si può ridurre la possibilità che episodi simili si verifichino nel privato.
Il personale non è, tuttavia, immediatamente politico: in ogni circostanza storica è necessario trovare le mediazioni che facciano del personale qualcosa di politico. I reality show, per esempio, pur essendo sfacciatamente personali, hanno poco o pochissimo senso politico, per cui bisogna ripeterli fino alla nausea, come se in essi si cercasse disperatamente qualcosa che il nostro mondo richiede e non trova. Quello che cerchiamo è proprio la mediazione che faccia del personale qualcosa di politico qui e ora, nel contesto relazionale presente. È questa mediazione – o mediazioni – ciò che ci rende libere, rompendo il terribile meccanismo della ripetizione.
Oggi non è forse vero che l’infelicità e la sofferenza che si producono sui luoghi di lavoro, le discriminazioni di genere, la tossicità delle relazioni, i femminicidi, sono questioni politiche nelle quali la dimensione privata e quella pubblica sono indissolubilmente intrecciate l’una all’altra?
Se un problema è un problema di tutte, non è un problema privato, ma della società.
Oggi ci troviamo ancora a dover parlare di condizione femminile, di difesa dei diritti delle donne e della loro libertà: nonostante siano stati ottenuti alcuni importanti risultati legali e politici, il sessismo e il patriarcato nella loro forma più “moderna” e “occidentale”, persistono in modi sottili, ma anche in pratiche incredibilmente evidenti.
L’espressione “il personale è politico” vuole ancora dire per una società saper riflettere in modo individuale e collettivo sulle diverse posizioni di privilegio e di oppressione e comprendere come queste posizioni possano influenzare la qualità, le scelte e il futuro nella vita quotidiana delle donne.
Va detto che il concetto de “Il personale è politico” ha iniziato ad avere una grande importanza anche per la comunità LGBT+, per ogni minoranza, – e per il femminismo intersezionale: appare sempre più chiaro che diversi fattori come la classe, il genere, l’orientamento sessuale e il colore della pelle si intreccino tra loro e influenzino tanto la vita privata quanto quella pubblica.
Oggi, l’uso delle nuove tecnologie di comunicazione potrebbe dare un importante contributo alla rottura della barriera fra il pubblico e il privato. Gli spazi online, che ormai visitiamo quotidianamente, creano importanti opportunità per la condivisione di informazioni su scala globale, per dare visibilità e per esplorare le proprie esperienze, per promuovere la consapevolezza sulle questioni di genere. Basti pensare al movimento #MeToo, nato online e che incarna il principio del “personale è politico”: ogni vittima di violenza ha una sua storia individuale, di cui porta le ferite a livello personale, ma il movimento, dando la possibilità di condividere la propria esperienza e di riconoscerne la validità, fornisce a queste persone la possibilità di capire che non sono sole: raccontare la propria storia e riconoscersi in quella delle altre e degli altri permette di individuare i fattori sistemici che stanno alla base di queste violenze. Il passo successivo? “Un’azione collettiva per una soluzione collettiva”.
Spesso c’è confusione tra personale/politico e pubblico/privato. Semplicemente tutto quello che va sotto la definizione usata con la parola privacy è privato. Vi farò alcuni esempi dove diventa chiaro cosa è privato. Qualunque condizione di malattia è sicuramente privata: una protesi dentaria, un’operazione, gli esami del sangue e qualunque altro. Sono private anche le storie o avventure sentimentali, i telefoni delle amiche o amici, la maniera di svolgere la sessualità sempre che non sfoci in una condizione che ci accomuna ad altre donne in uno stato di oppressione. È privata la scelta di come vestirsi, tagliarsi i capelli, truccarsi sempre e quando non sia in un sistema sociale che obbliga una selezione imposta come in Iran, Afganistan eccetera. Sono privati i gusti alimentari, musicali, e la preferenza di qualunque arte.
Insomma per dirla in poche parole il personale è politico ogni volta che riguarda questioni che sono anche collettive o che possono rappresentare una realtà che implica altre donne con una resistenza al sociale. Allora diventa politico. Mentre ogni scelta soltanto personale è privata.
Prima di concludere vi dico un particolare che mi inorgoglisce molto: la Libreria delle donne di Milano nel presentare i miei libri li ha introdotti con le parole: “Quando la tua vita è un’avventura politica”.
E sento che in effetti molte se non tutte le scelte fatte nella mia vita affermano che il mio personale è politico: il Trust Nel Nome della Donna, gli Alveari di Milano e di Lecce, la condivisione nel convivere con altre donne, gli immobili dati in comodato gratuito alle associazioni per le case delle donne per non subire violenza, gli investimenti immobiliari a Malta per permettere al Trust di avere ogni anno delle entrate fresche…
Spero di esser stata chiara e mi aspetto un dialogo che faccia esempi e approfondisca. Grazie.






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